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| L'ANNO IN CUI VINSI IL MASTERS |
Il sogno infranto
Vincere ad Augusta è sicuramente un’emozione unica ed indescrivibile, ma cercherò comunque di mettere nero su bianco quello che ho provato in quella fantastica domenica di aprile del 2006.
Le prime tre giornate erano state fantastiche e mi avevano regalato un inaspettato primo posto sul leaderboard. Il tabellone diceva che ero da solo al comando a -7 con 4 colpi di vantaggio sul più diretto inseguitore. Nemmeno a dirlo era Tiger Woods.
Tutto era filato liscio fino ad allora e nella mia mente era sempre presente il pensiero che non c’era motivo per cui dovessi rovinare tutto giocando male l’ultimo giro.
Domenica 12 aprile. Ore 13. Tee della 1. Ci siamo. Io e Tiger Woods.
Intorno a noi una folla oceanica, per metà pronta ad incoraggiare “il fenomeno” affinché completasse l’ennesima rimonta della sua carriera, per metà incredula davanti al “Sig. Nessuno” che da lì a poche ore avrebbe indossato la storica “Green Jacket”.
Le prime buche scorrono via senza problemi. Sia io che Woods giochiamo in par fino alla 6, poi lui mette un paio di birdie alla 7 ed alla 8. La tensione cresce. Comincio a sentire il suo fiato sul collo.
Il mio caddie, Ezio, un mago nel leggere i green, mi tranquillizza dicendomi che se continuo a giocare così sicuramente i birdie arriveranno e che la strada è ancora molto lunga. Anche per Tiger.
Le prime nove buche terminano con Tiger a -5 ed io sempre a -7.
Superiamo indenni la 10 ed arriviamo distaccati sempre di due colpi all’inizio dell’Amen Corner.
La buca 11 è un par 4 in discesa, dogleg a sinistra, in cui il vento è sempre un elemento da non sottovalutare. Ne usciamo entrambi con un par.
Arriviamo sul tee della 12 e qui accade qualcosa di inaspettato.
Posiziono la mia palla sul tee, faccio la mia solita routine pre-swing, mi metto sulla palla per colpire, un ultimo sguardo al green e …ma cosa !?!?
Non posso crederci. Ma non può essere vero. Invece è proprio lì, in piedi sul Ben Hogan bridge, Neroman, zip dei pantaloni tirata giù, che rivolto verso di me mi saluta mentre fa pipì nel laghetto a lui sottostante.
Strizzo gli occhi. Li chiudo, li riapro ma lui è sempre lì. Mi rivolgo al mio caddie e gli chiedo :”Lo vedi anche tu?”. Lui mi guarda e dice :”Ma cosa ?Il green?”
Possibile che lo veda solo io? E’ vero oppure è un’allucinazione che la mia mente ha creato forse a causa della tensione !?!?
Richiudo gli occhi, li riapro e non c’è più. Decido di tirare subito, prima che quella incredibile visione mi si ripresenti davanti agli occhi.
Uno swing, la palla vola ed atterra in green. Birdie. Anche Tiger. Il distacco rimane invariato.
Da li in poi tutti par fino alla 16 quando Tiger fa birdie ed io recupero un insperato par.
La 17 la chiudiamo in par ed arriviamo all’ultima buca distaccati di un solo colpo.
Mettiamo entrambi palla in fairway dopo il bunker che si trova sul lato sinistro della buca e con un ferro 7 siamo entrambi in green.
Il Masters 2006 si gioca sul green della 18. Quale finale migliore per un torneo simile?
Tocca prima a lui che da circa 4 metri sfiora il birdie. E’ solo un par per il campione americano.
Nella mia mente cominciano a farsi strada mille pensieri. La festa per la vittoria, le interviste, la cerimonia di premiazione.
“Stai calmo”, mi dico, “Stai calmo. Ti servono due putt. Niente di più”
Studio la linea da entrambi i lati della buca. Posiziono la palla sul green ma prima di colpire mi rivolgo al mio caddie per essere rassicurato di aver scelto la linea giusta. E’ solo in quel momento che un’altra incredibile visione si presenta ai miei occhi.
Ezio non è più lui. Al suo posto c’è Pamela Anderson che in topless e perizoma mi saluta e mi fa l’occhiolino.
“Ma cosa diavolo …” è la prima cosa che penso. “Pamela Anderson, nuda sul green della 18 all’Augusta National !?!? E come diavolo c’è arrivata !?!?”
Questa volta però la visione non accenna a sparire. Decido di non farci caso e concentrarmi sul colpo che devo giocare. Studio ancora una volta la linea e poi colpisco la palla.
E’ fatta. La palla si ferma 30 cm dopo la buca. Mi avvicino per il più facile dei tap in. Un colpetto e …siiiiiiiiii !!!! Ho vinto !!!! Ho vinto il Masters !!!
Corro verso Pamela. La abbraccio, la stringo e la bacio, ma è solo in quel momento che mi accorgo che c’è qualcosa che non va.
Le sue forme procaci sono cambiate e la sua pelle non è più morbida e vellutata come prima, ma si è ricoperta di una strana peluria irta e setosa.
Riapro gli occhi e rimango come di sasso. Pamela Anderson non c’è più ed al suo posto c’è Gadfly in bikini, tacchi a spillo ed una parrucca bionda tipo Pippi Calzelunghe. Nooooooooo !!!! Ma che schifo !!!!
Indietreggio. Barcollo. Mi allontano da quell’orrenda visione, ma in quel momento mi sento toccare sulla spalla. Ho paura a voltarmi. “Cosa sarà questa volta ?!?!?” mi chiedo. “Un’altra terrificante figura si parerà davanti ai miei occhi ?!?!”
Chiudo gli occhi e mi giro lentamente. Sempre lentamente li riapro e … cazzo è mia madre !!! Sono le 6, la sveglia è suonata ed è ora di andare in ufficio.
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